C’è un filo invisibile che dal West dell’Ottocento arriva dritto alle strade delle metropoli contemporanee. È fatto di cotone, intrecciato con tecnica twill, tinto con indaco naturale o sintetico, e resiste a lavaggi, mode e rivoluzioni sociali. Questo filo si chiama Denim e da più di centocinquant’anni accompagna minatori, rockstar, attivisti, stilisti e persone comuni nella loro quotidianità.
Il fascino della tela indaco risiede nella sua capacità di mutare senza perdere la propria essenza. Sbiadisce, si stropiccia, si strappa – ma più invecchia, più diventa personale. Indossare un paio di jeans ben rodati significa indossare una cronaca intima: pieghe sulle ginocchia che ricordano estati in bici, abrasioni sul taschino che parlano di monete e chiavi, un orlo consumato che svela chilometri di passi.
Il trattamento dei tessuti è un processo fondamentale per l’industria della moda e dell’abbigliamento e prevede una serie di operazioni che migliorano le prestazioni estetiche, funzionali e di durata dei diversi materiali.
I tessuti grezzi sono così sottoposti a vere e proprie metamorfosi e reinvenzioni che li trasformano in prodotti di alta qualità, rendendo i capi che indossiamo qualcosa dei concentrati di appeal e seduzione.
Inutile dire che l’evoluzione tecnologica impressionante degli ultimi decenni ha reinventato integralmente i diversi processi di trattamento dei tessuti all’insegna di una creatività pressoché illimitata.
Non parliamo più di semplici trattamenti tecnici, ma di sperimentazione e ricerca in un ambito in cui arte e tecnologia si incontrano irreversibilmente.